L'esordio. Un pareggio che ci accontenta
Un pareggio così quanto vale? Mourinho aveva avuto un presentimento e dobbiamo spartirci la posta con un'ottima Sampdoria, che ha affollato il centrocampo, troncando in due la nostra squadra. L'Inter è partita bene, ha avuto diverse occasioni, è passata in vantaggio, ma nel contesto generale non ha brillato. L'emergenza difesa si è vista tutta: uomini poco tranquilli, una tendenza a uscire dall'area a soccorrere i centrocampisti - anziché il contrario - con la grande topica del gol subito. Delvecchio ha potuto segnare indisturbato tra Maicon e Stankovic, mentre Materazzi e Cambiasso erano impegnati a respingere il cross di Padalino. La chiave tattica di Mazzarri ha costretto Mourinho all'unica soluzione possibile, tentare di levare uomini al centrocampo blucerchiato, inserendo Crespo e Balotelli. La mossa ha dato i frutti sperati, ma una volta cessato il dominio avversario nella metà campo abbiamo rischiato di prendere il gol di rimessa, con un salvataggio choc di Materazzi su Cassano.
L'Inter ha però attaccato, spinta da Jimenez e il solito Ibrahimovic, che ha perso via via lucidità. La grande occasione del cileno, che manda sopra la traversa a cinque minuti dalla fine, su imbeccata di Ibra, è l'epilogo della nostra serata. Arbitraggio modesto, che porta recriminazioni da ambo le parti (i doriani chiedono un rigore, gli interisti pure, Ibrahimovic ancora si domanda perché è stato bloccato all'ultimo secondo).
La sosta cade nel momento giusto, in quanto dobbiamo recuperare i difensori centrali. Con un Cordoba o un Chivu certe situazioni non si sarebbero nemmeno create. Il migliore dei nostri è stato Maxwell, col fiatone Figo e Mancini, bene Ibra e Jimenez. Nella Samp grande prova di Palombo, Delvecchio e Franceschini. Da Cassano qualche spunto e abbracci per Mourinho.







Gioco largo, squadra corta e pressing alto. Ecco il segreto di Mourinho. Il gioco di Roberto Mancini era basato su un'avanzata lenta ma costante della squadra, l'azione veniva avviata dai terzini, che riproponevano al centro, fino a farsi trovare pronti in sovrapposizione all'altezza della trequarti offensiva. A questo punto del gioco uno degli attaccanti usciva fuori dall'area per ricevere, dialogava con il terzino o l'ala (o il trequartista nel modulo a rombo), per rimettere in mezzo ai centrocampisti di inserimento o all'altra punta. L'azione tipo di questa Inter è quella del momentaneo pareggio nel derby di andata dello scorso anno. Maxwell, Cambiasso, Cruz e Ibrahimovic dialogano sulla fascia. Cambiasso la rimette al centro e il Jardinero finalizza lo scambio, avendo al fianco Jimenez. Nel derby dell'anno precedente, dalla destra, fu Stankovic a finalizzare con un tiro uno scambio Vieira-Crespo-Maicon dopo un recupero sulla fascia opposta. In situazioni del genere si conquistano tantissime punizioni dal limite, perché la squadra gioca con passaggi corti e diretti.
Beh, niente male, anche se abbiamo rischiato di regalargliela un'altra volta 'sta Supercoppetta. E se l'anno scorso era stata una devolution irritante e perciò meritata, quest'anno sarebbe stata una beffa atroce. Gran primo tempo (si doveva chiuderlo sul 2-0), bella reazione nella ripresa al quarto d'ora migliore della Roma e sciagurata frittatona finale, naso nuca orecchio gol (per loro). Ho avuto momenti di sconforto e di scompenso cardiaco durante i rigori, ma nell'errore del Pupone e nel gol decisivo del Capitano leggo qualcosa di piacevolmente simbolico. Mi è piaciuto veder giocare Ibra 120 minuti (significa che è ancora abile al giuoco del calcio), SuperMario è un'iradiddio, Muntari un bell'acquisto, Maicon si prepara per l'ironman, Julio Cesar disfa ma poi risolve tutto. Mi preoccupa questo dispendio fisico degli esterni: se in tutte le partite ti tocca sostituirne due perchè non si sfiniscano, forse è davvero il caso di prenderne un altro. La difesa ha la sfiga addosso, ma prima o poi passerà. E comunque, a conti fatti, mi sa che sono gli altri a doversi preoccupare.
