Basta dire PADOVAN
TUTTO DA LEGGERE E POI DECIDERE SE RIDERE, IGNORARLO O ...
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CONDANNA SENZA FINE
GIANCARLO PADOVAN
E’tornato lo scandalo. O, forse, non ci ha mai lasciati. Calciopoli,
altrimenti derubricata a Farsopoli, allunga il suo effetto
grottesco e stabilisce che la Juve deve pagare ancora. Anche se ha
già pagato, anche se ha pagato più di tutti, anche se si ignora
perché dovrebbe continuare a pagare. Evidentemente non bastano i
due scudetti sottratti (di cui uno in forza di una suprema
ingiustizia), la retrocessione in serie B, la penalizzazione a meno
30, poi a meno 17 e infine a meno 9. Non basta la dissoluzione di
un’intera squadra e del principale corpo di dirigenza,
l’estromissione dalla Champions (al contrario del Milan) con
conseguente rischio di fallimento economico. Non basta aver
sopportato un campionato di serie B in cui l’espiazione, pur
mitigata dalla superiorità tecnica e da una qualità morale
altissima, è stata ritenuta il minimo. Non basta aver accettato
atteggiamenti arbitrali indegni, come quello dello stesso Farina a
Genova, i soli tre rigori a favore nel corso dell’intera stagione
(a fronte dei quattro contro) e nonostante la Juve disponesse del
miglior attacco della B (il primo penalty, tra l’altro, arrivò il
4 marzo, alla quinta di ritorno). Non basta più solo questo,
bisogna infierire. Adesso – e siamo appena alla terza di campionato
- si vuole davvero che la Juve si faccia giustiziare dagli sceriffi
mandati da Collina e, da lui, debitamente istruiti. L’amico di
Meani, al quale chiedeva aiuto per diventare designatore attraverso
Adriano Galliani, non ha certo bisogno di architettare una
strategia o di allestire complotti. Come bussola e metro di
giudizio gli sono sufficienti quattro parole in croce. Queste: nel
dubbio siate contro la Juve. Si era già visto a Cagliari, quando
Tagliavento fischiò tre rigori, uno dubbio, uno inventato e l’altro
giusto. Che a correggerlo, nel caso del secondo, abbia provveduto
l’onestà di un assistente, conferma trattarsi di eccezione.
PerTagliavento dovevano essere tre, non due, mentre sul terzo gol
di Chiellini, l’arbitro aveva comunque ignorato una vistosissima
cintura ai danni di Legrottaglie. Quanto accaduto ieri, per
decisione del solito Farina, è l’ulteriore testimonianza che
l’arbitro prevenuto non appartiene alla fantasia, ma è una
mestissima, avvilente realtà. Negare due rigori alla Juve, entrambi
inequivocabili, è impresa che rovescia i termini della sudditanza
psicologica: gli arbitri continuano a praticarla a beneficio dei
grandi club (l’Inter a Empoli e, ieri, la Roma a Reggio Calabria),
mentre la trasferiscono a chiunque affronti i bianconeri. Può
darsi che, così facendo, alcuni tendano a mondarsi da decenni di
sensi di colpa. Può darsi che Collina creda in questo modo di
rappresentare la sua molto presunta autonomia. Di certo si stanno
compiendo ingiustizie che altrove non sarebbero vissute con la
compostezza dell’attuale dirigenza e con la maturità costantemente
esibita dal popolo juventino. Davanti all’Udinese, a suo modo, è
stata una giornata storica. Fino ad oggi, in nessun altro stadio
italiano, come avvenuto a Torino, un lanciatore di petardi era
stato scoperto in flagranza di reato, identificato, bloccato e
consegnato alle forze dell’ordine con il concorso vocale di tutto
lo stadio che lo voleva «fuori». Atto di civiltà di cui andare
fieri perché lo pensavamo possibile solo oltre confine. Peccato che
tanta correttezza e collaborazione non abbia avuto in premio un
arbitraggio equo e al di sopra di ogni sospetto, ma uno al di
sotto di ogni decenza.
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CONDANNA SENZA FINE
GIANCARLO PADOVAN
E’tornato lo scandalo. O, forse, non ci ha mai lasciati. Calciopoli,
altrimenti derubricata a Farsopoli, allunga il suo effetto
grottesco e stabilisce che la Juve deve pagare ancora. Anche se ha
già pagato, anche se ha pagato più di tutti, anche se si ignora
perché dovrebbe continuare a pagare. Evidentemente non bastano i
due scudetti sottratti (di cui uno in forza di una suprema
ingiustizia), la retrocessione in serie B, la penalizzazione a meno
30, poi a meno 17 e infine a meno 9. Non basta la dissoluzione di
un’intera squadra e del principale corpo di dirigenza,
l’estromissione dalla Champions (al contrario del Milan) con
conseguente rischio di fallimento economico. Non basta aver
sopportato un campionato di serie B in cui l’espiazione, pur
mitigata dalla superiorità tecnica e da una qualità morale
altissima, è stata ritenuta il minimo. Non basta aver accettato
atteggiamenti arbitrali indegni, come quello dello stesso Farina a
Genova, i soli tre rigori a favore nel corso dell’intera stagione
(a fronte dei quattro contro) e nonostante la Juve disponesse del
miglior attacco della B (il primo penalty, tra l’altro, arrivò il
4 marzo, alla quinta di ritorno). Non basta più solo questo,
bisogna infierire. Adesso – e siamo appena alla terza di campionato
- si vuole davvero che la Juve si faccia giustiziare dagli sceriffi
mandati da Collina e, da lui, debitamente istruiti. L’amico di
Meani, al quale chiedeva aiuto per diventare designatore attraverso
Adriano Galliani, non ha certo bisogno di architettare una
strategia o di allestire complotti. Come bussola e metro di
giudizio gli sono sufficienti quattro parole in croce. Queste: nel
dubbio siate contro la Juve. Si era già visto a Cagliari, quando
Tagliavento fischiò tre rigori, uno dubbio, uno inventato e l’altro
giusto. Che a correggerlo, nel caso del secondo, abbia provveduto
l’onestà di un assistente, conferma trattarsi di eccezione.
PerTagliavento dovevano essere tre, non due, mentre sul terzo gol
di Chiellini, l’arbitro aveva comunque ignorato una vistosissima
cintura ai danni di Legrottaglie. Quanto accaduto ieri, per
decisione del solito Farina, è l’ulteriore testimonianza che
l’arbitro prevenuto non appartiene alla fantasia, ma è una
mestissima, avvilente realtà. Negare due rigori alla Juve, entrambi
inequivocabili, è impresa che rovescia i termini della sudditanza
psicologica: gli arbitri continuano a praticarla a beneficio dei
grandi club (l’Inter a Empoli e, ieri, la Roma a Reggio Calabria),
mentre la trasferiscono a chiunque affronti i bianconeri. Può
darsi che, così facendo, alcuni tendano a mondarsi da decenni di
sensi di colpa. Può darsi che Collina creda in questo modo di
rappresentare la sua molto presunta autonomia. Di certo si stanno
compiendo ingiustizie che altrove non sarebbero vissute con la
compostezza dell’attuale dirigenza e con la maturità costantemente
esibita dal popolo juventino. Davanti all’Udinese, a suo modo, è
stata una giornata storica. Fino ad oggi, in nessun altro stadio
italiano, come avvenuto a Torino, un lanciatore di petardi era
stato scoperto in flagranza di reato, identificato, bloccato e
consegnato alle forze dell’ordine con il concorso vocale di tutto
lo stadio che lo voleva «fuori». Atto di civiltà di cui andare
fieri perché lo pensavamo possibile solo oltre confine. Peccato che
tanta correttezza e collaborazione non abbia avuto in premio un
arbitraggio equo e al di sopra di ogni sospetto, ma uno al di
sotto di ogni decenza.
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Etichette: comico, giancarlo padovan, tuttosport






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