NO, NON SI PARLA DEI GOL PRESI TRA PALERMO E JUVENTUS. QUI SI TRATTA DI PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE E DI REGOLE DA STABILIRE
internazionalecalcio.comNO, NON SI PARLA DEI GOL PRESI TRA PALERMO E JUVENTUS.
QUI SI TRATTA DI PROVVEDIMENTI DA ADOTTARE E DI REGOLE DA STABILIRE
E' sempre successo e sempre succederà che l'Inter venga ridimensionata da alcuni organi di stampa dopo una sconfitta, tanto più che a ridimensionarci ci avevamo già pensato da soli in campo. Con la scarsa qualità che popola il mondo del giornalismo moderno non c'è da stupirsi se qualcuno sguazza nella polemica appena trova uno spiraglio per poterlo fare. Se lo fa la stampa no, ma se il diavolo cresce in casa sì. Solo due parole: basta così. E' ora di finirla con le sparate casualmente tirate fuori al momento meno opportuno, con le parole somiglianti ad aria fritta da far rimbombare tra carta stampata e tubo catodico tanto per farsi segnare come presente. L'altro giorno, in una fiction dedicata al Grande Torino, l'attore incaricato di impersonificare Valentino Mazzola riprendeva il giovane inesperto che pensava al proprio benessere e non a quello della squadra. Un Mazzola padre che ogni tanto tirasse fuori la voce per zittire i neonati mentali che vagano per i corridoi della Pinetina non guasterebbe. Il problema è che qui non stiamo parlando di un bambino di tre anni, ma di un uomo di trentatrè, Francesco Toldo, che con le poppate dovrebbe aver smesso da un pezzo. Evidentemente non è ancora sorta in lui la necessaria maturità per capire che certe dichiarazioni vanno tenute per sè oppure, ipotesi più probabile, la dirigenza nerazzurra non è stata in grado di far comprendere ai propri dipendenti che ci sono dei paletti da non oltrepassare. Gli Emre, i Coco, i Van der Meyde che gettano benzina sul fuoco per giustificare una mancanza personale, di carattere fisico o tecnico, hanno francamente rotto le scatole. Al pari dei suoi predecessori, il signor Toldo dovrebbe capire che da un anno e mezzo non azzecca più un'uscita alta e che quindi definirsi migliore di chicchessia, soprattutto se si tratta di un compagno di squadra, è un'assurdità. I fatti vincono, le chiacchiere stanno zero (come dicono a Roma). E in questi anni di chiacchiere ne abbiamo riempite di tasche tanto da farle traboccare. Il tempo delle carote deve finire, adesso.






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