VEDO (NERO)AZZURRO
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E' stata un'Inter Viagra, non saprei come altro definirla. Ero al Meazza sul mio seggiolino arancione e alla fine del primo tempo mi guardavo intorno stordito, come uno che è appena stato all'happy hour di Miss Universo. E alla fine della partita pregavo perchè finisse - il 2-0 non arrivava mai e il ricordo di tante inculate si percepiva ancora freschissimo - e contemporaneamente speravo non finisse - volevo vedere ancora uno scambio in valocità, una sgroppata sulla fascia, una percussione centrale, un passaggio a occhi chiusi, una qualsivoglia azione di un qualsivoglia giocatore in maglia nerazzurra -. Cercavo di contrastare l'estasi con qualche pensiero turpe, tipo Tremonti che faceva l'imitazione di Fazio nella hall dell'albergo di Washington, o tipo quello della mia scrivania che mi avrebbe accolto oggi dopo quattro giorni di godimento psicofisico in altri lidi. Niente. Il sorriso non si spegneva. E sono tornato a casa con una sciarpa al collo, una sciarpa che ero sicuro di non avere comprato.
- Infatti te l'ho comprata io (disse mio cugino).
- Sei scemo? Ne hai comprate due (dissi io accorgendomi che aveva al collo una sciarpa uguale alla mia, e pensando che eravamo partiti senza sciarpe)?
- Facciamo che ad ogni partita del genere ci compriamo una cosa, dai.
- Sì, cazzo, facciamoci il corredo.
E mentre mangiavo una focaccina prosciutto e formaggio ripensavo alla prima mezz'ora da orgasmo, a una difesa finalmente diventata tale, a un centrocampo che riluce e a volte abbaglia, a un attacco poderoso, alle dieci palle gol, alla Fiorentina che non ha visto palla per un bel po'.
Allo stadio che sarebbe venuto giù se Figo avesse segnato.
Già. Figo meriterebbe un post, e prima o poi metterò insieme pensieri parole opere e omissioni. Oggi mi piace troppo l'impatto di Figo nello stadio e mi godo questo friccichio. Gli applausi a scena aperta quando va a battere un fallo laterale, gli incitamenti quando batte un corner, la gente che lo chiama Luìs, alla milanese, o Luigi. Dite quel cazzo che vi pare di Figo. Dite pure che è bollito. Segnalate a Moratti anche due o tre altri bolliti del genere, così vinciamo lo scudo con trenta punti di vantaggio. Figo, per ora, è una gioia per gli occhi e per il cuore. Si spomperà, si spezzerà, bollirà del tutto: boh, non so. Adesso è un faro, un giocatore che in quella zona del campo a Milano non si vedeva da un pezzo.
Dovevamo vincere sei a uno, ma forse è stato meglio così. Questa cazzo di squadra non deve dimenticarsi di saper (e di dover) soffrire. Adesso abbiamo i Rangers a porte chiuse, e saranno cazzi, e bisognerà vincere lo stesso. Poi si va a Torino: sesta giornata, cazzarola, e si va già a Torino, contro uno squadrone pauroso a punteggio pieno. Ecco, sì, è stato meglio vincere 1-0 e farsi la solita cagatina sotto, perchè a Torino sarà un'altra storia e il calcio champagne potrebbe non bastare, o non servire addirittura. Il calcio saprà essere crudele come non mai, se perderemo: dopo sei giornate saremmo a meno sei, un'infamia. Il calcio saprà essere strepitoso come il tempo che fu, se vinceremo: sarebbe la quarta volta al Delle Alpi in un anno e mezzo, roba da eiaculazione multipla. Il calcio saprà essere equo, se pareggeremo: mancheranno altre 32 dannatissime giornate e aver portato a casa un punto sarà comunque il segno di una battaglia ad armi pari. Non mi illudo di vivere altre serate del genere, serate d'altri tempi, di emozioni forti e non a fondo perduto. Però - qui lo dico e non lo nego - questa squadra è forte e bella, e non deve buttarsi via.
E' stata un'Inter Viagra, non saprei come altro definirla. Ero al Meazza sul mio seggiolino arancione e alla fine del primo tempo mi guardavo intorno stordito, come uno che è appena stato all'happy hour di Miss Universo. E alla fine della partita pregavo perchè finisse - il 2-0 non arrivava mai e il ricordo di tante inculate si percepiva ancora freschissimo - e contemporaneamente speravo non finisse - volevo vedere ancora uno scambio in valocità, una sgroppata sulla fascia, una percussione centrale, un passaggio a occhi chiusi, una qualsivoglia azione di un qualsivoglia giocatore in maglia nerazzurra -. Cercavo di contrastare l'estasi con qualche pensiero turpe, tipo Tremonti che faceva l'imitazione di Fazio nella hall dell'albergo di Washington, o tipo quello della mia scrivania che mi avrebbe accolto oggi dopo quattro giorni di godimento psicofisico in altri lidi. Niente. Il sorriso non si spegneva. E sono tornato a casa con una sciarpa al collo, una sciarpa che ero sicuro di non avere comprato.
- Infatti te l'ho comprata io (disse mio cugino).
- Sei scemo? Ne hai comprate due (dissi io accorgendomi che aveva al collo una sciarpa uguale alla mia, e pensando che eravamo partiti senza sciarpe)?
- Facciamo che ad ogni partita del genere ci compriamo una cosa, dai.
- Sì, cazzo, facciamoci il corredo.
E mentre mangiavo una focaccina prosciutto e formaggio ripensavo alla prima mezz'ora da orgasmo, a una difesa finalmente diventata tale, a un centrocampo che riluce e a volte abbaglia, a un attacco poderoso, alle dieci palle gol, alla Fiorentina che non ha visto palla per un bel po'.
Allo stadio che sarebbe venuto giù se Figo avesse segnato.
Già. Figo meriterebbe un post, e prima o poi metterò insieme pensieri parole opere e omissioni. Oggi mi piace troppo l'impatto di Figo nello stadio e mi godo questo friccichio. Gli applausi a scena aperta quando va a battere un fallo laterale, gli incitamenti quando batte un corner, la gente che lo chiama Luìs, alla milanese, o Luigi. Dite quel cazzo che vi pare di Figo. Dite pure che è bollito. Segnalate a Moratti anche due o tre altri bolliti del genere, così vinciamo lo scudo con trenta punti di vantaggio. Figo, per ora, è una gioia per gli occhi e per il cuore. Si spomperà, si spezzerà, bollirà del tutto: boh, non so. Adesso è un faro, un giocatore che in quella zona del campo a Milano non si vedeva da un pezzo.
Dovevamo vincere sei a uno, ma forse è stato meglio così. Questa cazzo di squadra non deve dimenticarsi di saper (e di dover) soffrire. Adesso abbiamo i Rangers a porte chiuse, e saranno cazzi, e bisognerà vincere lo stesso. Poi si va a Torino: sesta giornata, cazzarola, e si va già a Torino, contro uno squadrone pauroso a punteggio pieno. Ecco, sì, è stato meglio vincere 1-0 e farsi la solita cagatina sotto, perchè a Torino sarà un'altra storia e il calcio champagne potrebbe non bastare, o non servire addirittura. Il calcio saprà essere crudele come non mai, se perderemo: dopo sei giornate saremmo a meno sei, un'infamia. Il calcio saprà essere strepitoso come il tempo che fu, se vinceremo: sarebbe la quarta volta al Delle Alpi in un anno e mezzo, roba da eiaculazione multipla. Il calcio saprà essere equo, se pareggeremo: mancheranno altre 32 dannatissime giornate e aver portato a casa un punto sarà comunque il segno di una battaglia ad armi pari. Non mi illudo di vivere altre serate del genere, serate d'altri tempi, di emozioni forti e non a fondo perduto. Però - qui lo dico e non lo nego - questa squadra è forte e bella, e non deve buttarsi via.






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